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Il Castello DI Torre Alfina: Capolavoro Medievale

  • 52,636 Sqft
  • 10,764 Sqft lot
  • 76

Informazioni sulla proprietà

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Alcune proprietà sono semplicemente grandi. Altre portano tra le loro mura la memoria stratificata di secoli: di famiglie, feudi e del lento accumulo di potere e bellezza. Questo castello appartiene inequivocabilmente alla seconda categoria. Situato all’interno dell’antico feudo dei Monaldeschi della Cervara, le sue torri difensive annunciano una presenza dominante su questo angolo della Tuscia si
Some properties are simply large. Others carry within their walls the layered memory of centuries — of families, fiefdoms, and the slow accumulation of power and beauty. This castle belongs unmistakably to the second category. Rising within the ancient fiefdom of the Monaldeschi della Cervara, its defensive towers announce a presence that has commanded this corner of Tuscia since the Early Middle
Alcune proprietà sono semplicemente grandi. Altre portano tra le loro mura la memoria stratificata di secoli: di famiglie, feudi e del lento accumulo di potere e bellezza. Questo castello appartiene inequivocabilmente alla seconda categoria. Situato all’interno dell’antico feudo dei Monaldeschi della Cervara, le sue torri difensive annunciano una presenza dominante su questo angolo della Tuscia sin dall’Alto Medioevo, quando la fortezza si sviluppò verso l’esterno da un’originale torre di avvistamento longobarda a sede delle famiglie più potenti di Orvieto.

Il castello si sviluppa su circa 4.900 mq di interni, distribuiti in 35 stanze principali, ed è incorniciato da circa 1.000 mq di giardini all’italiana, i cui percorsi sono disposti in geometrie così armoniose che sembrano coreografare l’atto stesso del camminare. Sotto gli Sforza Monaldeschi durante il Rinascimento, il castello subì la sua trasformazione più radicale, eppure la sua eleganza essenziale è sopravvissuta intatta: nell’ampiezza dei suoi lunghi corridoi, nelle sale che conservano ancora gli affreschi originali, negli arredi che parlano di generazioni di raffinata amministrazione. Nel 1880, il conte Edoardo Cahen d’Anvers acquistò la proprietà e ne affidò il restauro conservativo all’architetto Giuseppe Partini insieme ai progettisti di giardini Henri e Achille Duchêne, una decisione che preservò, piuttosto che reinventare, il profondo legame del castello con la terra che governa.

Al piano terra, un’ampia galleria di affreschi si sviluppa su temi storici e allegorici: stemmi, emblemi nobiliari e decorazioni rinascimentali che celebrano le grandi case che un tempo chiamavano questo castello dimora. Al di là di esso, sala dopo stanza si scoprono soffitti a cassettoni in legno intarsiato, statue scolpite e pavimenti in marmo che cambiano colore sotto i piedi, ogni spazio è composto con il senso delle proporzioni e della prospettiva di un pittore.

Salendo al piano nobile, l’atmosfera cambia completamente: la luce entra attraverso alte finestre ad arco a tutto sesto che incorniciano una vista ininterrotta sul villaggio sottostante e sulla verde campagna laziale al di là. Questo piano ospita gli spazi più cerimoniali del castello: corridoi affrescati, dieci camere da letto, una sala da pranzo formale, una serie di grandi saloni di ricevimento e una biblioteca con pavimento in legno adatta sia per uno studio tranquillo che per una conversazione intima. Al piano superiore, il secondo piano lascia il posto a una serie continua di caratteristiche camere mansardate, in gran parte adibite a ulteriori zone notte, con ulteriore spazio per ripostiglio e servizio. Dalle torri stesse, la vista si apre completamente sul territorio circostante, quel tipo di panorama stratificato e soleggiato che caratterizza la Tuscia nella sua forma più caratteristica.

Il giardino rimane il tesoro più gelosamente custodito della tenuta: una fontana che anima l’asse centrale, siepi labirintiche, urne e fioriere dai colori intensi, alti cancelli battuti e una sequenza di stanze infilate che portano la formalità del giardino all’interno. Sale giochi, sale lettura con caminetto e un cortile aperto completano una proprietà che sembra meno una residenza e più un’opera d’arte destinata ad essere abitata, stanza per stanza, stagione per stagione.

Il castello si trova nel cuore di Torre Alfina, un piccolo borgo medievale arroccato al confine tra Lazio e Umbria, all’interno del più ampio territorio della Tuscia, una regione caratterizzata dalla storia etrusca, dai laghi vulcanici e dalle foreste di faggi che si tingono d’oro ogni autunno. Il villaggio stesso rimane straordinariamente intatto, le sue strade in pietra conducono direttamente alle porte del castello, mentre la campagna circostante offre alcuni dei paesaggi più incontaminati dell’Italia centrale. Orvieto, con la sua cattedrale e il suo carattere di città collinare umbra, si trova a breve distanza in auto, e la più ampia rete di aeroporti internazionali di Roma consente alla tenuta di raggiungere comodamente i viaggi in tutto il mondo: una rara combinazione di profonda solitudine e autentica accessibilità che ha reso la Tuscia una meta discreta tra coloro che cercano l’Italia lontano dai suoi palcoscenici più affollati.
Some properties are simply large. Others carry within their walls the layered memory of centuries — of families, fiefdoms, and the slow accumulation of power and beauty. This castle belongs unmistakably to the second category. Rising within the ancient fiefdom of the Monaldeschi della Cervara, its defensive towers announce a presence that has commanded this corner of Tuscia since the Early Middle Ages, when the fortress grew outward from an original Lombard watchtower into the seat of Orvieto’s most powerful families.

The castle unfolds across approximately 4,900 sqm of interiors, distributed among 35 principal rooms, and is framed by roughly 1,000 sqm of Italian-style gardens — their pathways laid out in geometries so harmonious they seem to choreograph the very act of walking. Under the Sforza Monaldeschi during the Renaissance, the castle underwent its most radical transformation, yet its essential elegance survived intact: in the sweep of its long corridors, in halls still carrying their original frescoes, in furnishings that speak of generations of refined stewardship. In 1880, Count Edoardo Cahen d’Anvers acquired the property and entrusted its conservative restoration to architect Giuseppe Partini alongside garden designers Henri and Achille Duchêne — a decision that preserved, rather than reinvented, the castle’s deep connection to the land it governs.

On the ground floor, an expansive fresco gallery unfolds in historical and allegorical themes — coats of arms, noble emblems, and Renaissance ornamentation celebrating the great houses that once called this castle home. Beyond it, room after room reveals coffered ceilings in inlaid wood, sculpted statuary, and marble floors shifting in color underfoot, each space composed with a painter’s sense of proportion and perspective.

Climbing to the piano nobile, the atmosphere shifts entirely: light floods through tall, round-arched windows that frame uninterrupted views over the village below and the green countryside of Lazio beyond. This floor holds the castle’s most ceremonial spaces — frescoed corridors, ten bedrooms, a formal dining room, a sequence of grand reception halls, and a wood-floored library suited equally to quiet study or intimate conversation. Above, the second floor gives way to a continuous run of characterful attic rooms, largely given over to further sleeping quarters, with additional space for storage and utility. From the towers themselves, the view opens fully onto the surrounding territory — the kind of layered, sun-washed panorama that defines Tuscia at its most distinctive.

The garden remains the estate’s most jealously guarded treasure: a fountain animating the central axis, labyrinthine hedges, urns and planters in rich color, tall wrought gates, and a sequence of enfilade rooms that carry the formality of the garden indoors. Game rooms, fireside reading rooms, and an open courtyard complete a property that reads less like a residence and more like a work of art meant to be inhabited, room by room, season by season.

The castle stands at the heart of Torre Alfina, a small medieval hamlet perched on the border between Lazio and Umbria, within the wider territory of Tuscia — a region shaped by Etruscan history, volcanic lakes, and beech forests that turn gold each autumn. The village itself remains remarkably intact, its stone streets leading directly to the castle gates, while the surrounding countryside offers some of central Italy’s most unspoiled scenery. Orvieto, with its cathedral and Umbrian hill-town character, lies a short drive away, and the wider network of Rome’s international airports keeps the estate within comfortable reach of global travel — a rare combination of deep seclusion and genuine accessibility that has long made Tuscia a discreet favorite among those seeking Italy away from its more crowded stages.
  • Tipo di proprietà

    Castello

  • Piani

    5

Caratteristiche

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Via Monaldeschi della Cervara, 1, 01021 Torre Alfina VT, Italy, Acquapendente, Lazio, Italia Visualizza su Google Maps
Prezzo per sqft
Basso
Alto
Situata nella tranquilla Torre Alfina, questa proprietà offre una vita serena in campagna con facile accesso a siti storici locali e parchi naturali. La stazione ferroviaria di Orvieto collega a destinazioni regionali, mentre l’aeroporto di Roma Fiumicino è raggiungibile in 1,5 ore in auto. Eccellente ristorazione e cultura a Orvieto sono a breve distanza in auto.
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Prima pubblicazione
Jul 30
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